Luca Chiaraluce

Polistrumentista - Scultore - Didatta - Art Constructor

 

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 TESTI  di  "ITINERARIO"

DISEGNI  di  "ITINERARIO"

"TERZILIO"   Alter Ego

 

"ITINERARIO", un concerto jazz multimediale, una linea tracciata fra l'"origine" e l'"oggi" attraverso la musica, le parole, la visione.

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Figlio del Rinascimento

a cura di  Luigi Onori

 

Ogni vero artista è unico; nel caso di Luca Chiaraluce l’unicità si rivela prismatica, dato che il quarantenne jazzista è polistrumentista, compositore, didatta ma anche poeta, scultore in legno, liutaio, videoartista, performer al punto da apparire più un figlio del Rinascimento che del Postmoderno.

La mente di chi ascolta, tuttavia, lavora per associazioni e vedendo il concerto multimediale Itinerario mi sono venute in mente – quasi con prepotenza – due incisioni: Conversations with Myself di Bill Evans e Picasso di Coleman Hawkins. Nell’album del 1963 il pianista interpretava otto brani (da Blue Monk al suo N.Y.C.’s So Lark) sovrapponendosi per ben tre volte, scavando nel proprio io e nella musica con un approfondito processo di ricerca sonora verticale. Chiaraluce agisce in modo analogo seppur differente: moltiplica fino a quattro volte, grazie alla tecnologia, la sua figura di musicista, proponendosi soprattutto come chitarrista, contrabbassista, batterista ma anche in qualità di pianista e violoncellista (all’epoca dell’incisione, nel 2004, suonava i due strumenti, rispettivamente, solo da un anno e sei mesi), persino come suonatore di melodica (in Bluesette).

Evans, con la sua magistrale classe, triplicava il pianoforte mentre Chiaraluce costituisce dei veri e propri gruppi - dal duo sino al quartetto -  moltiplicandosi, mettendo in relazione esplicita diversi aspetti della sua personalità di musicista. Queste originali formazioni si ampliano ancora, dato che ogni brano genera  testi e  disegni in un processo di esponenzialità creativa.Il sax tenore solo di Hawkins (un’incisione visionaria, datata 1947) mi è venuto in mente per la sua forza scultorea (Luca è, tra l’altro, autore di evocativi e possenti altorilievi in legno) e per la capacità di estrarre forme essenziali, di scomporre e ricreare. C’è, inoltre, il fascino del titolo: Picasso. L’artista iberico era un maestro della scomposizione e ricreazione e, come altri cubisti, amava elaborare, geometrizzandoli, gli strumenti musicali che per Chiaraluce rappresentano una sorta di ossessione artistica. Come nelle antiche tradizioni africane egli ha, infatti, costruito i propri strumenti e le chitarre, il contrabbasso nonché le batterie che potete vedere nel Dvd sono frutto della sua surreale ed onirica arte di liutaio, di artista del legno che evidenzia la natura e l’aspetto della materia, quasi esaltandone la ruvidezza.

Ad altri spetta parlare delle valenze poetiche, figurative e plastiche della policroma produzione di Luca Chiaraluce; è impossibile, tuttavia, non sottolineare la dimensione sinestetica, sinergica e stratigrafica del suo mondo sonoro ed espressivo, in cui la moltiplicazione dell’io non ne rappresenta l’esaltazione quanto la complessità e la ricchezza prismatiche, che si riconducono ma non si limitano all’ <<uno>>.  Del resto il suo Itinerario rappresenta un esperimento unico ed innovativo nel panorama jazzistico italiano, un Concerto Multimediale che, però,  può essere spettacolo dal vivo con l’artista ed i suoi “doppi” che dialogano direttamente sul palco.

A livello di repertorio, Chiaraluce lavora su alcuni agglomerati compositivi, ispirandosi in modo esplicito ad un solo chitarrista (il Bireli Lagrene di Made in France) ed omaggiando la grandezza classica di J.S.Bach: brani di jazzisti italiani (Enrico Pieranunzi ed Enrico Rava); pezzi di musicisti europei (Richard Galliano, Toots Thielemans) e sudamericani (Egberto Gismonti, Gato Barbieri); qualche standard (da Stella by Starlight a Estate di Bruno Martino). Il nucleo principale è costituito da una serie di brani spesso utilizzati in ambito didattico che il polistrumentista indaga ed intepreta con slancio ed originalità, pezzi creati da Wayne Shorter, John Coltrane, Miles Davis (ben tre), Thelonious Monk, Sonny  Rollins, Charlie Parker cui si aggiunge il Kenny Wheeler di Hotel Le Hot (selezionato per la bellezza melodica ed armonica). Da queste scelte traspare in Chiaraluce un’idea di jazz  modern mainstream, ben radicata nella matrice afroamericana (con in evidenza la componente ritmica) quanto attenta al suo sviluppo in Europa e Sudamerica, dallo Spleen di Galliano al cinematografico tango parigino di Barbieri. Sono, tuttavia, le sei composizioni firmate dal polistrumentista (alcune dedicate a persone che gli sono care) a fornire elementi di riflessione ed interpretazione. La Piccola suite tra cielo e terra (in tre movimenti) è una pagina di ispirazione classica ora accorata ora luminosa, in cui affiorano la solitudine come la forza impetuosa della vita. Per Elena  è scevra da ogni facile romanticismo. Minimafonte, Africa e Viaggio inconsueto mostrano una costruzione ed uno sviluppo soprattutto ritmici, svelando la forte tensione percussiva sottesa alla poetica di Chiaraluce (altra composizione originale Ma vie maintenant).

Ancora qualche notazione per quel che riguarda gli organici: prevale il trio (chitarra o piano/ contrabbasso / batteria) con episodiche presenze del quartetto (piano o melodica /violoncello / contrabbasso / batteria) e del duo (piano / violoncello). La presenza solistica è, invece, diffusa e distribuita tra chitarra e contrabbasso e, in modo minore, batteria; è questa la prova di una competenza strumentale onnivora ma ben caratterizzata su ciascuno strumento, come avveniva in un grande polistrumentista quale Eric Dolphy, in grado di esprimere un pensiero musicale diverso  su ciascun attrezzo sonoro.

Avrei ancora molto da scrivere ma è meglio che ciascun ascoltatore segua l’itinerario costruito con pazienza artigiana da Chiaraluce - la cui panica musicalità e prensile artisticità sono fuori dal comune - umile ed illuminato come un saggio monaco buddista. Il suo verso, riferito alla chitarra, <<sei sartie tese tra materia e spirito>> sintetizza, quasi in un haiku, la forte tensione della sua arte, così materica quanto proiettata verso l’alto, nel volo di quelle ali che tornano in modo ricorrente nei suoi disegni.

 

                                            Luigi Onori